Siamo in due,
ma facciamo un mondo intero.
Io –
con le mani grandi da padre
e le mie affezionate occhiaie.
Lui –
con le ruote al posto dei passi
e un sorriso che spacca le nuvole.
Ci alziamo presto,
che il giorno non aspetta,
col tè caldo
e la pompa da accendere
come se fosse un rito antico.
Poi le scarpe,
la felpa,
la mantella, se fa freddo,
e il tempo, che si infila
tra una cinghia stretta e una carezza.
Ci sono sere
che sembrano montagne
e io ci arrivo col fiato corto.
Sere in cui vorrei gridare,
ma invece
gli sistemo il cuscino
e gli racconto di quando pioveva
e noi correvamo (sì, correvamo!)
sotto l’ombrello della fantasia.
Ci sono anche le risate,
quelle improvvise,
che scappano come gatti
e poi si sdraiano tra di noi.
A volte basta una canzone di Ivan,
il suono dei violini,
un cane che abbaia che passa per caso
a farlo ridere fino alle lacrime.
Siamo in due.
Ma a volte sembriamo mille.
Perché l’amore,
quando ha radici buone,
cresce anche dove non dovrebbe.
Anche dentro le crepe.
Anche nei giorni storti.
Siamo una famiglia.
Una famiglia vera.
Di quelle che nessuno scrive nei libri,
ma che il mondo
dovrebbe imparare a leggere.
La nostra famiglia
di Giulio Locatelli