Dedicata a tutti gli innocenti
che patiscono la guerra
in terra di Palestina
L’ultimo treno*nda: la parola “treno” citata nella poesia fa riferimento al canto funebre degli antichi Greci a irridere la morte
tra pianti strida e le orride menzogne
di barbari aggrappati ad una stella.
Cadaveri lasciati a immaginare
l’avvento di un munifico destino
da attendere inneggiando alla speranza.
Le prefiche rimandano lamenti
oltre i confini di atoni deserti
lacrime che concimano la terra
di rara e inarrestabile mestizia.
E tornano alla mente le ferite
lasciate aperte al sole mai sbocciato
le rapide promesse di stranieri
nascosti da una maschera di cera
dipinta di svenevole menzogna.
I demoni del male fanno festa
e sulla strada del dio più fecondo
cancellano le orme del perdono.
Ritornano parabole di guerra
ad estirpare il seme della pace
l’albero dedicato alla speranza
piantato nella terra della Croce.
Crollano i templi eretti all’innocenza
alla giustizia che si fa bellezza
al sacro volto della libertà.
Acqua nascente cade e si trasforma
in fiumi inarrestabili di sangue
su strade lastricate di vendetta
a cancellare il senso della vita.