Nel tessuto sottile di un sogno che avanza,
si disvela la trama di Calvino, l’istanza,
di città che nel vuoto s’aggirano silenti,
sospese tra le nuvole, tra stelle cadenti.
Marco Polo viaggia con lentezza e ardore,
scoprendo tra i veli l’occulto splendore,
di urbi invisibili, di segreti custodi,
dove ogni pietra parla e tace i suoi nodi.
Zaira, con i suoi segni, memoria e destino,
si snoda nei ricordi, nel cuore peregrino,
ogni angolo un ricordo, ogni muro un passato,
in essa il tempo è un fiume che ha sempre atteso.
E poi c’è Armilla, pura essenza e scheletro,
città di fontane senza corpo né centro,
dove l’acqua è voce e l’aria è presenza,
e l’assenza si veste di eterna essenza.
Invisibili sono, ma palpabili agli occhi dell’anima,
le città di Calvino, miraggi di scintilla,
dove il viandante trova e perde la sua via,
in un labirinto di specchi, di poesia.
E così, in quest’ode a Calvino, maestro di visioni,
invoco le città che nei sogni fanno dimora,
quelle che si celano dietro l’orizzonte di ragione,
e si svelano solo a chi nel cuore le onora.