“La “Corte” sta venendo”.
“Tutti in piedi” urlò l’addetto al portale cortilizio.
Due guardie con elmo, gambali e lama dischiusero il portone ed entrò con passo lento “la Processione”.
Il rito è steso nei minimi dettagli. Comma primo, riga terza. Libro Primo.
Tale libro componeva, con altri 72 suoi simili, la “Legittima Costituzione”.
Sulla “Legittima Costituzione”, “che Dio la conservi in grazia”, si basa tutta la vita di Euridice.
EURIDICE, colei che è “di grande giustizia”.
E’ questo il nome che si legge all’ingresso della città, una città composta da un solo stabile: il “Tribunalizio”.
“Nel tribunalizio ha luogo ogni atto della vita cittadina. Si giudica, si istruisce, ci si nutre, cura, diletta. Ma sempre con garbo e gran rispetto, come si conviene a chi deve tener desto il fuoco “onesto”. “Dura Lex Sed Lex”.
Per inciso: “il ridacchio e lo sfottò sono concessi ma solo se utili al dibattimento”. Libro Sesto.
Tutti i cittadini di Euridice sono coinvolti nella conduzione della Giustizia.
“Dai Lattanti ai veterani, senza distinzion di sesso, tutti han da fare”.
“Gli infanti, in qualità di messi”, sfrecciano nei lunghi corridoi del Tribunalizio con borsini e borsoni, “per consegnar atti e ritirar sentenze, da ritornar ad altri uffizi, per poi essere spediti ai diretti interessati. Gli anziani son per lo più deputati a presenziar ai riti collettivi, cercando di evitar d’appisolarsi con pacche leggere e sguardi schivi”. Libro Terzo.
Ovviamente, i cittadini di Euridice possono dedicarsi alle indispensabili attività quotidiane utili alla sopravvivenza, ma lo devono fare come espediente, perché sopra a tutto vi è: “Amministrare la Giustizia”.
Per cui se si è occupati in un’udienza, si pranza dopo, ci si cura dopo, ecc. ecc. ma solo dopo, perché “Il far di faccende ha luogo dopo il far di dovere. A Euridice si deve il motto: “Prima il dovere e poi il piacere”. Libro Settimo.
A capo della fila è “Vostro onore”, Giudice Supremo, Infallibile, Indubitabile ed Ineleggibile”.
Ciò perché cotal carica, da padre in figlio o figlia, si tramanda, “senza distinzion di sesso”. E ciò perché “imparzial deve essere il luogo custode della lex sacra e giusta”. comma tre, riga seconda. Libro Nono.
Qualcun potrebbe dire: “Ineleggibile non è Imparzial”.
Sssss: “vabbè, nessun mondo è perfetto a tutto tondo”.
La livrea di “Vostro Onore” va esibita con precisa descrizione: “Una palandrana rosso ardente, con bordature in ermellino finto. A completar la tenuta una parrucca inglese in bianco stinto. Il resto a piacer personale, ma sempre virtuosamente formale”. Libro Decimoquinto.
Dopo “Vostro Onore” vi son i “Giureconsulti”, divisi per carica e per vecchiaia: “Il “Magnifico Procurator”, ad incarnar l’accusa, poi “i Paladini”, atti a difender gli imputati, infin il “Segretario Tuttofare” e i “Portantin” di prove varie e di registri da compilare”. Libro Decimosesto.
“serrano la procession le “Guardie Regolari”. In capo “il General” e poi i “Militi Vari”.
Città virtuosa Euridice, dove non contano denaro e potere. “Che l’imputato sia abbiente o di rango influente, non conta proprio niente”. Libro Primo.
Così nessun incolpato può aver uno stuolo di suoi avvocati, né manco quelli più preparati, “perché i Paladini nella Corte son tutti di primordine e d’uffizio vengono assegnati”.
comma uno, riga prima, Libro Terzo.
“I Giureconsulti veston livrea peculiare così come il segretario tuttofare”.
Sarebbe intrigante poter procedere nella descrizione delle singole tenute della Corte, ma non ci è dato modo, perché il dibattimento incombe ed è ormai al via l’audizione. A sfogliar direttamente Commi e Libri chi vuol approfondire la questione.
Preso posto sullo scranno, “Vostro onore” tirò fuori dal taschino gli occhialetti e con abilità di giocoliere li nettò e li cacciò sul nasone rubicondo.
Con fare lento, seccò il sudore della fronte issando poco poco il parruccone.
Poi, cacciò un grido e disse: “Abbia inizio la discussione”.
Si voltò verso il solerte “Tuttofare” e chiese incuriosito “cosa abbiam da giudicare?”.
Il segretario tirò fuori un bigliettino e con impaccio proferì poche parole: “Vostro Onore”, disse a fil di voce: “Giunta è ……. denuncia anonima”.
“ANONIMA?” un fragor si alzò dall’uditorio.
Assai delicata situazione.
Da tempo immemore non giungeva a Euridice una denunzia senza nome.
Ed il mistero si infittì con il “capo di imputazione”:
“Eccesso di poesia e libero pensiero”.
NOOOOOO… si senti galleggiar in Sala Grande.
Gli anziani in regolar quiescenza, semi assopiti in comode poltrone, di botto s’infiammarono e negli occhi opachi si intravide il ritorno del “sacro fuoco”: Il cercar l’incercabile, il giudicar l’ingiudicabile.
La Sala Grande di colpo si animò.
“Vostro Onore” afferrò la circostanza, e, ponendo la mano sotto il mento, intimò:
“Procurator, su, introduca l’argomento”.
Il Procurator, tutto impettito, istruì la causa e poi di botto alzò il dito. Il silenzio calò dentro la sala.
Solerti arrivarono i portantini muovendo carrelli colmi di libri e libricini.
Il “Procurator” proferì con voce piena:
“Ci troviam di fronte a prosator di grande lena”.
Una pausa e poi riprese:
“Visconti dimezzati e destini incrociati.
Fiabe italiane e lezioni americane.
Operai sognatori e baroni rampanti.
Anche un dio sul pero e storie alquanto dissonanti.
Il materiale è molto ed anche molto curioso.
Va letto proprio tutto anche se ci toglierà il riposo”.
“Vostro Onore” molto rimase impressionato
quando ebbe tra le mani un testo a lui mostrato.
Vi si scriveva di un viaggiator tenace e di un imperator calante,
di Città sconosciute, un poco strambe e tutto ciò era molto interessante.
Giorni e notti piene a dibatter su ogni parola,
con la luna e il sole a fare capriola.
Ed al tramonto della terza settimana, sfiniti, affamati, ma mai alla disperazione,
si arrivò, finalmente, alla risoluzione.
Sventuratamente, caro il mio lettore, non ci è dato di conoscer la sentenza,
perché le denunzie anonime a Euridice,
“per rigor e senza scuse”
son sempre trattate a porte chiuse.
“Così han deciso i Libri”. Libro Decimo.
Qualcuno sostiene che un viaggiatore, in quei dì, di sosta a Euridice,
abbia trovato un breve scritto che alla nostra storia ben si addice:
“La libertà di pensar lungi dall’essere reato
così a Euridice, come in tutto l’intero Creato.
Far poesia è un gesto illuminato
che va sempre e solo premiato”
L’imputato è ASSOLTO e gli sia comunicato.
firmato: Per “La Corte di Euridice” – Vostro Onore.