A B C D E f g h i l M n o p q R s t u v Z
A VANA (Le città e la rivoluzione)
Ah dolce Avana, decadente e povera! Nelle tue auto americane anni’50 scarburate, nei furgoni del ghiaccio, nei supermercati vuoti. Nelle case, di architettura raffinata ma diroccate, abitate da famiglie che sembrano ospiti provvisori…
Nell’allegria delle mille canzoni sparse per l’aria, ovunque, però sempre le stesse.
Nei t
uoi molti cabaret colmi di un lusso trapassato e di ballerine dai costumi troppo vivaci. Nelle scritte di regime sui muri e nelle foto in bianco e nero, dentro e fuori ogni casa, di Guevara, Josè Marti, Fidel Castro : che resti immortale, quella storia.
E’ come se il tempo, qui, nel suo scorrere, avesse rallentato e conservato infine uno scarto di mezzo secolo rispetto al presente. L’euforia della rivoluzione ancora si aggira: sfinita, barcollante, spaesata. Come un sogno che abbia perso la sua strada.
B ARCELLONA (Le città e la bellezza)
La bellezza muove il mondo. In questa città moderna, di terra e di mare, fermento e passione , di strade ampie e fiumi di giovani e notti calde, il luogo più visitato è una sinfonia incompiuta . La vedi svettare di lontano, con le sue 8 torri e invano cerchi invano di afferrarne l’ordine. Costruire è sempre un atto di pace. E in questa basilica, fra queste navate maestose , gotiche e modernissime, fra queste centinaia di archi di pietra , che si diramano leggeri da solide colonne doriche fino a comporre la volta di una foresta intricata di luci e ombre, pesi insopportabili e improvvise impressioni di volo , fra queste linee curve e agitate, certo ancora vive il genio che la immagino’. Milioni di persone arrivano qui, ogni anno. Si conducono in file interminabili, che ne cingono il perimetro, mentre tutto intorno stanno case qualunque, strade qualunque e bar che servono paella surgelata ai turisti.
All ‘apparenza, vi scorre la solita vita: di gente che va al lavoro, di madri coi figli per mano , di vecchi che parlano e parlano , in questa cantilena un pò sgradevole che è il catalano. Ma poi, quando alzi gli occhi e la guardi , la Sagrada Familla , ti manca il fiato. E ogni volta , ogni volta, è come un sussulto , un soprassalto improvviso , e la sua luce e le sue forme paiono dilagare intorno, e le stesse case, le stesse strade, gli stessi bar, sembrano illuminati , come sorpresi da quella bellezza per la quale non sono stati progettati . E qualcuno tra i vecchi che stavi guardando te lo legge negli occhi e annuisce e sorride , come a dire lo so , è così anche per noi che ci viviamo , dopo tanti anni , ancora , ogni volta , la bellezza …
C AIRO (Le città e la Storia)
E’ tutta qui, la Storia. Tutta la storia del mondo.
Basta il nome. Bastano quasi sempre, i nomi. La Piramide. La valle dei Re. Ormai la città ha invaso il deserto intorno. Le auto e le case abusive accerchiano questo pezzo di terra e lo smog e l’odore dei Mc Donald’S e le nenie dei Muezzin si mescolano nell’aria. Ma, se appena socchiudi gli occhi, tutto è ancora lì, tutto sta ancora accadendo : il Faraone che sale dal Nilo e avanza, feroce e distante come un dio; le meravigliose regine, dai corpi sinuosi e gli occhi di gatto; e poi gli uomini e le donne, quelli comuni, a decine di migliaia. Sfiniti dalla fatica, piegati dal quotidiano, immane sforzo di lavorare questi blocchi di pietra da oltre due tonnellate, ognuno il suo compito, irrisorio eppure di tutta la vita: chi a spaccare la montagna, chi a scolpire la roccia, chi a trasportarla nella sabbia, chi a sollevarla, chi a posarla, chi infine a dirigere l’opera.
Eccoli, i sapienti: che conoscono l’astronomia, l’ingegneria e la matematica e dispongono, nel vuoto del deserto, 2,8 milioni di pezzi di pietra disegnando un quadrato perfetto di 230 metri di lato con uno scarto di appena 5 cm e costruiscono su di un asse immaginario una montagna di oltre 150 m di altezza e la allineano “esattamente” verso Nord, meno di 3 gradi di differenza, un’inezia… Qui sono il sudore e il sangue, ma anche la potenza dell’uomo e il suo ingegno. Questo è il suo folle sogno, il suo disperato urlo di paura della morte. Recita un proverbio egiziano : l’Uomo teme il tempo, ma il tempo teme le piramidi.
D ELHI (Le città e lo sviluppo)
Quale che sia il dio che sparge gli uomini in terra, misterioso è il suo disegno, dinnanzi ai 18 milioni posati nella città di Delhi . Prima che anime, sogni , progetti , desideri , sono , questi , 18 milioni di corpi . In prevalenza piccoli e scuri , sporchi e seminudi , talvolta deformi , sovente dallo sguardo dolce e malinconico. Corpi che si sfiorano, si accalcano , si schiacciano , si contagiano. Camminano e si stendono o si accovacciano per strada, ai bordi e al centro, nel fango e sull ‘asfalto, tra mucche ridotte all ‘osso, risciò a pedali o a motore che suonano il clacson ininterrottamente, e tutto questo , insieme alle povere merci impolverate e alla frutta e alla carne esposte qua e là , tutto questo , immerso fra odori acri e avvolto in una cappa grigia di inquinamento, tutto questo, lentamente, si muove. Come in un impasto . L ‘India delle centinaia di migliaia di giovani e brillanti ingegneri , dei 100 milioni di ricchi , della crescita economica al 9% l ‘anno , non è qui . O , se c è , i miei poveri occhi occidentali non sanno vederla .
E L ALAMEIN (Le città e la guerra)
Sono sepolte insieme la vittoria e la sconfitta nel Cimitero del Commonwealth di El Alamein.
Migliaia e migliaia di lapidi chiare, piantate nella sabbia color senape.
Stanno una accanto all’altra, alla medesima distanza, come un immenso frutteto.
Ovunque si guardi l’occhio si perde. Sono ancora un esercito, i ragazzi qua sotto.
Chissà se quando scende la notte, nel vuoto di questo deserto, escono dalla terra, agili nei loro giovani corpi. Se hanno gettato le divise, le hanno bruciate o ne hanno fatto teli per ripararsi dal vento.
Se passano del tempo insieme, e scherzano e si meravigliano e s’innamorano.
Chissà se un qualche dio, più pietoso di allora, ha trovato il modo di ricompensarli, almeno un po’, di quell’assaggio di vita così breve.
E’ un punto d’onore dei Capi di Stato Maggiore di tutti gli eserciti del mondo conservare in questi luoghi di morte una cura e un rispetto che probabilmente non ebbero per la vita.
Sulla pietra sotto cui riposa il soldato GJ Robinson del vittorioso esercito della London Rifle Brigade, caduto il 3 Novembre 1942 a ventitrè anni, si legge:
“ Se n’è andata la luce da quegli occhi blu. La memoria di lui rimane ancora”
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M Miami (Le città e mio figlio)
M Manaus (Le città e l’acqua)
R Reijkiavik (Le città e la terra)
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